UNI 11248 – Parte 2 – Illuminazione adattiva : le nuove frontiere dell’illuminazione eco-sostenibile

Questo breve articolo introduce la seconda grande novità della UNI11248: l’illuminazione adattiva.

Pur essendo la parte 1 della UNI 11248 il motivo per cui Light-is è particolarmente soddisfatta della revisione della norma medesima, che abbiamo fortemente voluto così come è ora probabilmente al di là delle nostre stesse aspettative, non possiamo nascondere che l’opportunità che si è presentata di poter regolamentare e definire, per la prima volta in Europa e forse nel mondo, cosa sia e come debba essere fatta l’illuminazione adattiva è stata forse una delle attività più elettrizzanti e motivanti dell’intero percorso di revisione della norma.

 

 

Le diverse normative internazionali infatti si limitavano a dare una definizione di “adattività”. Le stesse definizioni sono state riprese ed estese nella norma UNI per dare coerenza alle idee e ambizioni iniziali di costruire una illuminazione adattiva che diventasse un vero strumento e riferimento per promuovere una illuminazione più a misura d’uomo che finalmente regoli la luce in funzione delle effettive esigenze. Lo scopo di light-is era effettivamente quello di superare l’attuale scoglio della regolazione del flusso ad un determinato orario, passivo ed assolutamente poco intelligente, ed allo stesso tempo di fare un ulteriore passo verso quella che Light-is ritiene essere una illuminazione più eco-sostenibile.

Senza entrare nel corpo degli algoritmi dettagliati nella norma per evitare che possano essere fraintesi, ma soprattutto per evitare che chiunque possa interpretare l’adattiva a sua immagine e somiglianza, è nostro interesse soprattutto evidenziare in questo articolo l’importanza e la lungimiranza che si è cercato di dare a questo progetto seppur con i limiti che sempre tutto è perfettibile.

Innazitutto bisogna precisare, a scanso di equivoci, che illuminazione adattiva non vuol dire riduzione e innalzamento istantaneo della luce, sia per questioni di sicurezza che di qualità della luce non siamo al Luna Park e non si vuole far diventare le nostre città dei Luna Park.

 

Si tratta invece di una illuminazione che ha tempi di reazione ponderati e contestualizzati più o meno brevi nella riduzione del flusso luminoso e più o meno rapidi nell’innalzamento degli stessi a seguito dell’aumento del traffico (dove la saluta è più veloce della discesa per far fronte più rapidamente a situazioni ed eventi contingenti).

Sono state definite ed individuate due tipi di illuminazione adattiva:

TAI (Traffic Adaptive Installation) nella quale la categoria illuminotecnica di esercizio è scelta in funzione del campionamento del solo flusso orario di traffico. Questa è l’adattività più tradizionale, un passo avanti rispetto alla situazione esistente in cui sulla base statistica del traffico si riduce il flusso luminoso ad una determinata ora, ma comunque legata alle categorie illuminotecniche ed ai loro step di variazione in più o in meno. Per operare tale regolazione è sufficiente un misuratore del traffico per ogni corsia e in funzione del campionamento dello stesso un algoritmo innalza o riduce la categoria illuminotecnica di esercizio.

 

FAI (Full Adaptive Installation) in questo caso non è più solo necessario un sensore di traffico ma anche un sensore di luminanza per corsia che permette di campionare la luminanza del manto stradale (categoria M) o l’illuminamento (categorie C e P) e le condizioni metereologiche e quindi di agire di conseguenza. Quale è la novità? In questo caso la vera differenza è il superamento della barriera delle ingessate categorie illuminotecniche perché in ogni istante c’è la perfetta conoscenza dei parametri operativi ed in funzione anche delle condizioni meteo si può far reagire l’impianto. Questo superamento delle categorie illuminotecniche si attua in 2 modi:

o La regolazione non avviene e più per incremento o decremento del flusso passando da una categoria all’altra istantaneamente ma attraverso una regolazione in continuo, o quasi, anche fra una categoria e l’altra “l’illuminazione si adatta” e varia con continuità.

 

o Non esistendo più la barriera delle categorie illuminotecniche intermedie, ma solo il limite superiore della categoria di progetto, e sapendo esattamente le condizioni della strada istante per istante, è possibile spingere la regolazione a seguito, dell’analisi dei rischi, sino alla categoria illuminotecnica M6 per tutte le strade ad esclusione delle autostrade.

E’ evidente che seppure entrambe le soluzioni presentano un grado di innovazione notevole, la soluzione FAI è il primo vero passo tecnologico in avanti dell’illuminazione (prossima e futura) che i paladini dell’illuminazione eco-sostenibile attendono da ormai parecchi anni.

 

A titolo puramente personale possiamo dire che finalmente ci si è accorti dell’unico vero vantaggio dei LED evidente sin dal 2010: la loro regolabilità da 0 a 100%.

Fin qui l’innovazione tecnologica, ma la tecnologia non è nulla senza una visione ed anche questa si è cercato di sviluppare nella norma: una visione che facesse diventare l’illuminazione adattiva qualcosa di più di uno strumento costoso relegato a pochi “progetti pilota” molto lontani dalla realtà di tutti i giorni e di difficile replicabilità.

In questa visione un ruolo fondamentale lo assume il progettista appunto protagonista nella definizione dei limiti di intervento e dell’estensibilità di un progetto adattivo in quanto oggi la tecnologia offre l’adattiva “concentrata” e puntuale ma una visione efficace dovrebbe offrire a mirare ad una adattività “diffusa” ed estensiva orientata a cambiare le nostre città.

Viene quindi definita l’adattività estensiva, qualora i risultati del campionamento si applichino nello stesso modo o in modi correlati e specificati nel progetto ad aree più estese e complesse rispetto a quelle campionate (es. rioni, quartieri, agglomerati urbani, paesi o città). Nello specifico il progetto dovrà evidenziare le soluzioni adottate per la regolazione considerando i seguenti aspetti:

a. i sistemi di misura dovranno essere installati in numero adeguato e devono coprire le aree più rappresentative e critiche ai fini della scelta delle categorie illuminotecniche di esercizio coinvolte,

b. la regolazione, dovrà essere identica per gli impianti d’illuminazione con pari categoria illuminotecnica di progetto, per tener conto in modo conservativo delle situazioni peggiori che possono riscontrarsi sull’area oggetto di studio.

Queste definizioni permettono al progettista di implementare con scelte conservative una illuminazione adattiva estensiva ad un intero territorio con pochissimi strumenti di misura che insistono su campioni rappresentativi delle caratteristiche del territorio con particolare riferimento alle categorie illuminotecniche. Allo stesso tempo il progettista e il comune, essendo questa definizione aperta e sempre implementabile, può di volta in volta investire in nuove apparecchiature per rendere puntuale l’adattività per singole frazioni, quartieri, rioni sino a semplici vie o agglomerati di case quasi a costruire una rete neurale interconnessa ed intelligente che si autoregola istante per istante.
A questo si deve aggiungere che il progettista definisce le regole ed il comportamento del sistema intelligente di regolazione in funzione delle reali condizioni ambientali.

Una nuova era è iniziata per l’illuminazione e finalmente la Smart-Light ha visto la luce!

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