Luce ed ombra secondo Filippo Cannata

Filippo Cannata svolge la professione di light designer da oltre 18 anni. Collabora da sempre con artisti e grandi maestri del design e dell’architettura. Ha realizzato interventi ed installazioni artistiche di pregio in diverse città tra le più importanti del mondo. Partecipa a concorsi nazionali ed internazionali di architettura ed è membro di associazioni come PLDA, IES, AIDI, ACCADEMIA DELLA LUCE.  Il suo studio, Cannata&Partners Lighting Design Communication non è solo uno studio professionale, è un laboratorio di ricerca che approfondisce argomenti e contenuti correlati alla luce nell’architettura e nell’urbanistica, alla sua storia, alla sua evoluzione per mezzo della tecnologia e del design, alle sue manifestazioni in natura, al suo impiego in ogni ambito professionale ed artistico.

I suoi progetti, a forte impatto emozionale, hanno ottenuto non pochi riconoscimenti e attestazioni di merito tra i quali l’Edison Award of Merit, il Premio Dedalo e il Prix Lumiville assegnato dal Comune di Lione (Francia) per l’intervento di illuminazione di piazza Conti Guidi a Vinci.

Oltre che light designer, Filippo Cannata è un grande filosofo della luce. Nel suo bellissimo memoriale “Luce, ombra, penombra e buio” (scaricabile qui), il progettista esprime meravigliosamente la propria idea sul ruolo che la luce deve avere in un ambiente utilizzato dall’uomo. Per Cannata, l’ombra è compagna della luce: plasmandola egli dona forma e tridimensionalità allo spazio. La zona di confine tra luce e buio, la penombra, diventa metafora di equilibrio ed armonia degli elementi mentre disprezza la luce continua ed uniforme che non rivela nulla, piuttosto appiattisce ogni cosa. Per questo motivo egli non teme il buio; non lo combatte anzi, lo usa e lo esalta nei propri lavori. Per Cannata il buio è una pausa rigenerante, è un momento di riflessione che permette di godere a pieno delle bellezze contenute nel cerchio della luce.

Grande attenzione viene posta al rispetto della luce naturale delle stelle e della Luna: egli integra i propri schemi luminosi a quelli della natura, fondendo il paesaggio artificiale che va ad illuminare a quello naturale che lo circonda. Principi quali sostenibilità ambientale e risparmio energetico fanno da sfondo alla realizzazione di ogni singolo progetto il cui obiettivo supremo è sempre e comunque il benessere dell’uomo da infondere attraverso il più completo e totale appagamento dei sensi.

Un lavoro che forse, meglio di altri, riassume queste peculiari caratteristiche è stato realizzato all’Acquedotto Alto Calore di Solopaca (BN). E’ in questo luogo straordinario, ricco di natura e suggestioni che l’architetto Mimmo Paladino (associato dello studio Cannata&Partners Lighting Design Communication) ha completamente riconfigurato l’ingresso del serbatoio idrico della città, trasformandolo in un’autentica opera d’arte.

Un enorme cuore di graniglia blu cobalto, prodotto dalla tintura con la quale l’artista ha cicatrizzato i tagli funzionali che l’ingegnere ha inferto alla montagna, si apre nella roccia rendendosi visibile a notevole distanza tra il verde dei boschi e l’azzurro del cielo; al suo interno, la luce con i suoi lievi bagliori si fonde con gli ingredienti naturali del luogo preservando inalterata l’atmosfera soffusa. La regolazione luminosa, in stretta relazione con le quattro fasi lunari (luna piena-illuminazione minima; assenza di luna-luce intensa) non è mai eccessiva, mai si impone offendendo gli occhi; docile e condiscendente, senza alcuna forma di amplificazione o effetto speciale. La luce artificiale assume una funzione accessoria, di accompagnamento a quella naturale che rimane, con i suoi effetti e riflessi pieni di fascino, la sola, ineguagliata, ineguagliabile protagonista della scena. Il progetto di lighting design si allinea ai principi di sostenibilità ambientale e risparmio energetico per l’impiego di sorgenti led e componenti elettroniche che garantiscono una riduzione dei consumi elettrici ai minimi termini, dunque elevati livelli di durabilità, con la conseguente dilatazione dei tempi di manutenzione dei corpi illuminanti e l’eliminazione degli oneri e delle problematiche relativi allo smaltimento.

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